KNESSET, TRUMP E NETANYAHU. L'UMANITA' SVENDUTA, A GERUSALEMME LA DOMENICA DELLE PALME DOPO LA CROCIFISSIONE, di Lucia Talarico

Ho visto la diretta da Gerusalemme, scrivo ancora fortemente impressionata.
Alla Knesset è andato in onda il discorso di due folli mistificatori, arroganti, insolenti, forti di denaro e armi.

Trump, voce arrochita dall’orgasmo del vincitore, si è lanciato in fandonie, slogan, albe dorate (!), e pure qualche facezia.
A guardarlo, con sguardo scevro dalla suggestione che si sta osservando il padrone del mondo, si vede nitidamente un vecchio tinto biondo, ingobbito, passo malfermo e postura incerta e gonfia. Ma è il padrone del mondo, oggi. Un imbonitore urlante che vende carissima la sua merce. "Netanyahu ha usato bene le nostre armi". “Bibi mi chiamava così tante volte: puoi procurarmi quest’arma, quell’arma, e altre di cui non avevo mai sentito parlare. Israele sapeva come usarle bene“.

Netanyahu. Non so come osi presentarsi trionfante, dopo non aver mai proferito parola sulle responsabilità del massacro del 7 ottobre e quindi sterminatore di ventimila bambini e cinquantamila civili, donne, anziani, ammalati.

Non capisco l’Assemblea che lo acclama, non capisco i suoi sorrisi, le sue parole, la sua esibita serenità.
Leggo che con la moglie Sara ha fatto trovare un regalo agli ostaggi ritornati. Un notebook, uno smartphone, un tablet, e profumi e vestiti. Come fosse una festa.
Pare che siano stati posti sul letto degli ospedali che li accoglieranno, il biglietto è firmato affettuosamente Sara e Benjamin… “Vi aspettavamo”, come fossero fratelli, parenti, amici. Sono basita.

Chissà se vorrà spiegare… Benjamin, o anche Sara, perché quel 7 ottobre al confine con Gaza, la Barriera,
- gli allarmi non hanno funzionato,
- nessuna allerta è scattata,
- il 70 per cento dell’esercito era stato spostato in Cisgiordania,
- i valichi di solito sprangati e sotto occhi elettronici attentissimi, travolti come burro…

Potrebbe anche spiegare, Benjamin, perché la Barriera, quella “barriera difensiva, la più tecnologicamente avanzata del mondo”, quella attraverso la quale “non passa una cicogna o un colombo”… cemento interrato per metri e metri, torrette, aerei pronti a decollare in difesa, soldati nei bunker addestratissimi ad agire in remoto, ecco… proprio quella Barriera, travolta da terroristi in motocicletta!

Potrebbe spiegare, Benjamin, proprio ai venti ostaggi che con Sara omaggia del grazioso dono, come mai all’attacco tremendo avvenuto alle 6,30 del mattino, l’esercito interviene alle 2 del pomeriggio!
L’Idf, l’esercito israeliano di fronte al quale tremano gli abissi!
E il Mossad? Il Servizio Segreto più potente del mondo? Nulla aveva subodorato? Nulla aveva sospettato? Nulla gli era stato soffiato?

Macché, a Gerusalemme oggi è festa. E’ la domenica delle Palme però dopo la Crocifissione.
Celebrano i morti ammazzati da Hamas e i pochissimi sopravvissuti. Celebrano i morti ammazzati palestinesi e le città rase al suolo. I medici e i giornalisti uccisi con gli operatori umanitari e il Mondo terrorizzato e dolente.

Adesso a Tel Aviv la Piazza degli ostaggi è ridotta a sagra paesana, le immagini che vediamo sono volgari, irriguardose, quanto di più lontano esista dal dolore, dalla sofferenza, dagli stessi ostaggi che sono ritornati stremati.
Noi creature di buona volontà ricordiamo coloro che non sono tornati e non torneranno più. Non cantiamo e balliamo.

Non posso pensare l’ulteriore strazio delle loro famiglie, una tra tutte i Bibas, la mamma e i suoi due bambini dal ciuffo rosso. Il lampo rosso di un bimbo di otto mesi che la mamma disperata cercava di coprire col lembo di una copertina bianca per proteggerlo dall’orrore che li avrebbe sterminati tutti e tre.
Io non dimenticherò mai, anche se oggi Tel Aviv balla e canta e gli sgherri del Pianeta banchettano sbavando.

Lucia Talarico