L' ARIA E' CAMBIATA, di Concita De Gregorio

Lungomare di Trani, prime ore del mattino, due pescatori sul molo. In dialetto, quello più anziano all’altro. «Allora gli hanno dato il permesso di passare, all’ambulanza che andava a prendere la bambina, e poi gli hanno sparato. Ma ti sembra giusto?». L’altro fa no con la testa, il primo insiste. «Hai capito lo schifìo? Gli avevano dato il permesso, gli sciagurati». Domando. Scusi, l’ha sentito in tv, in qualche tg? «No, no, me l’ha fatto vedere mio nipote». Vedere? «Sì, mi ha mostrato i video sul telefono. Poi ne parlava con i suoi amici e anche mia figlia, che di solito non si mette in mezzo alle cose dei ragazzi, ho sentito che diceva bravi, avete ragione. Difatti hanno ragione».
Genova, uscita da scuola. Liceo scientifico, gruppo di genitori convocati in chat. «No guarda ti dico che è giusto, chi vende le armi non può venire a parlare nei festival, i professori hanno fatto la cosa giusta». Altra madre: «Ma sei sicura? Che ne sappiamo noi?». Prima madre: «Non c’è bisogno di essere esperti per capire sai, tutti possiamo capire benissimo. Ma poi hai sentito l’arcivescovo? È un fatto di umanità».
Benevento, fine messa della domenica, caffetteria del Duomo. Una coppia al banco, lei a lui. «E il Papa? Perché il Papa non ha detto niente?». Cameriere: «Signora, il Papa è timido. Si deve ancora ambientare. Al parroco vostro dovete chiedere. Il parroco non è timido, vedrete». Napoli, piazza Plebiscito. Gruppo di ragazzine dopo il concerto, una di notte. Il padre di una di loro passa a prenderle. «Che brividi quando hanno cantato Bambini. Mi sono emozionata tantissimo». Anna Fogliettae Paola Turci, insieme, cantavano. «Dai. La scarichiamo come suoneria del telefono?».

Qualcosa è successo, nell’opinione pubblica. Da un momento all’altro, forse troppo tardi ma non è mai troppo tardi quando un’onda si leva. Succede quando succede, non decidi tu, non decidiamo noi. È evidente, per chi cammina nel Paese e ascolta le voci per strada, che il sentimento comune è cambiato. Persone anziane, ragazzi, lavoratori, artisti, genitori, preti, insegnanti, portuali, pescatori, camerieri, la signora straniera che viene a cambiare le lenzuola al bandb e dice quella povera gente, quella povera gente.
Sono pochi frammenti di parole ma ovunque, persino nell’estenuato popolo di chi viaggia su treni che marciano con ore e ore di ritardo, accampato a terra nelle stazioni con i bagni guasti, un popolo che cessa di lamentarsi della rovina che son diventati i trasporti, del disastro che è ogni giorno andare al lavoro. Senti che dice certo, però: quella povera gente, come facciamo a lagnarci noi che siamo vivi stiamo bene, noi pazienza.
C’è sempre un momento in cui le cose cambiano. Succede all’improvviso, per esempio una mattina alle undici. Come mai proprio ora? Non si sa. Dov’eravate prima, non vi siete accorti? È una domanda inutile. Certo, sì. Qualcuno, più d’uno, parecchi, molti avvisavano da prima. Ma poi. Succede quando succede: non ha molto senso chiedersi perché adesso, meglio sarebbe rallegrarsi e dire benvenuti tutti, finalmente. Benvenuti.

Il momento è ora. L’aria è cambiata, nel Paese e forse ovunque, a guardar bene, nel mondo. Se il pescatore che torna da una notte in mare lo sa allora tutti lo sanno. Il momento è questo. Non è mai troppo tardi, e poi: chi mette il contaminuti, chi decide quando. Chi dice se è troppo o se è poco, quando è tutto?
Da non molto, forse da qualche settimana ma è da mesi che il fatto storico cammina — le cose quando succedono finiscono di succedere, nulla è mai all’improvviso, le cose sono già accadute quando accadono. È un fenomeno molto interessante, questo dell’opinione pubblica quando cambia verso.
È meritevole della massima attenzione degli studiosi, dei sapienti. Dei governi. Fossi uno di quei pagatissimi consulenti di governo che stanno lì a consigliare ai leader cosa dire, cosa fare, direi occhio: il vento è cambiato. Guardatevi attorno, non bastano le dirette Facebook, le battute a effetto. Non funzionano, non bastano più. Camminate per strada. Ascoltate. L’aria è cambiata.
La solidarietà a Global Sumud Flotilla è moltitudinaria. Il disprezzo verso chi commette genocidio si estende a chi fino a ieri non conosceva questa parola né ha bisogno di conoscerla per capire che è «uno schifìo», dice il pescatore, quel che succede. L’umanità, quel che ne resta, è lì. Non in chi ha soldi, consenso, potere. È in chi si accorge e dice «quella povera gente». È nei cittadini, tutti: siano ricchi o poveri, giovani o vecchi, siano chi siano.

Ha molto a che vedere con l’egemonia culturale che ossessiona la destra, tutte le destre di governo, il fenomeno dell’improvvisa consapevolezza popolare. Perché no, l’egemonia culturale non si realizza occupando posti di potere. Non serve e non basta designare propri esponenti, amici e sodali, nei luoghi dove la comunicazione pubblica, la cultura si accende. Non basta nominare amici in teatri ed enti lirici, declassare teatri, occupare televisioni pubbliche, licenziare chi non piace e assegnare posti a chi piace.
Non funziona così — purtroppo per Trump, Netanyahu, Meloni e vassalli minori. L’egemonia culturale sale dal basso verso l’alto, non viceversa. Il consenso non si impone, si suscita. La corrispondenza ha sempre a che vedere con i bisogni, con il senso di giustizia, con la storia personale e collettiva, con i desideri di chi rappresenti. Il popolo, si chiama. C’è sempre un momento, nella Storia, in cui il popolo dice no. Pensavi di poterlo manipolare, invece guarda. Un giorno, una mattina alle undici, ti si rivolta contro.
È vero. È questo uno snodo delicatissimo della Storia. Cruciale. Qualunque occasione, anche minima, può essere detonatore di catastrofe. L’attentato all’arciduca Ferdinando. Ma ci sono presidenti criminali, pazzi, egolatri. La guerra è già qui. Non c’è chi non veda i cadaveri dei neonati nei sudari. Allora dunque.
Davvero vi serve baloccarvi a nominare una persona amica alla guida di un teatro, un ente lirico, un canale tv? Veramente intendete salvarvi così? Attenti, perché è vero: sarebbe meglio per la propria incolumità — dite agli attivisti che fanno il lavoro vostro — fermarsi e tornare indietro. Però. La provocazione è di chi arma le guerre, non chi di si oppone. La provocazione siete voi. Per strada, ovunque nel Paese, chiunque ora lo sa. Le prudenze sono alibi. È uno snodo, e al governo siete voi.
Concita De Gregorio, Repubblica. 29 settembre 2025