E’ difficile per me vivere come se non esistessero. Non riesco a condurre una vita “normale”, intesa questa come leggerezza, divertimento, distrazione, “normalità”, appunto.
Il mio cuore è addolorato e ferito a morte. La mia mente si ribella, il mio essere creatura umana palpita di sofferenza.
Sono in lutto, e credo dovremmo esserlo tutti. Con parole, atti e comportamenti diversi e contrari al consueto e che siano testimonianza seria e partecipata.
Soltanto così potremo lasciare la nostra necessaria traccia e potrà dilagare l’indignazione, il dolore e l’umanità.
Fino a quando condurremo una vita “normale”, ritenendo che gli orrori non ci appartengano e confinandoli in una commozione random e saltuaria, gli orrori non finiranno e ci toccheranno tutti. Prima o poi, in qualche modo, in tanti modi.
Siamo obbligati a sentirlo, questo lutto, profondamente. E lo dobbiamo dimostrare, condividere. Rifiutando feste, festini, notti, balletti e canzonette.
Non è il tempo.
E’ il tempo del lutto, della riflessione e del cambiamento. Potremo cambiare se non restiamo uguali e se le tessiture stantie del banale e del già visto saranno respinte.
Diamo un segno, tutti. Lasciamo una traccia. Il dolore delle donne e dei bambini di Gaza sia il nostro pensiero costante e il dolore del nostro cuore.
“Una donna camminava sola in mezzo alle macerie… è stata polverizzata”.
Perché esiste un’arma che polverizza! L’hanno studiata, realizzata e utilizzata. Con componenti chimici prodotti e inviati da chissà chi (!).
Un bambino ha portato il fratellino sulle spalle per chilometri fino al campo profughi. Erano soli, il più grande piangeva e camminava, piangeva e camminava…
Come non essere in lutto! Facciamone una bandiera, dimostriamolo.
Non festeggiamo, non balliamo, non accorriamo alle situazioni fuori luogo e fuori tempo. E’ il tempo del cambiamento, della dimostrazione, del coraggio e del rifiuto del conformismo sociale e compagnone, becero e ammuffito.
Spero di aver raccontato bene il mio sentire e mi perdonerete se troppo mi sono espressa ma è il tempo della metamorfosi, per noi e per i nostri figli.
Non avremo un’altra possibilità, dobbiamo fare la differenza oggi. Subito.
Restiamo creature umane. Buone, compassionevoli, convinte e orgogliose di esserlo. Facciamo la differenza.
Altro tempo e altra vita non ne avremo.
Lucia Talarico
Lucia Talarico
