IL MOVIMENTO 5 STELLE, COME DIMENTICARE?

#coccodrilli
#elezionimarche
Io me lo ricordo nel 2013, “l’avvocato del Popolo”, così come si definì. Me li ricordo tutti, i Grillini. Tutti, nessuno escluso. Di Maio, Lezzi, Taverna, Crimi, Bonafede, Giulia Grillo, Fico, e giù fino a scendere.
Impreparati, avidi, ferocemente ambiziosi, infinitamente ignoranti, non sapevano neanche parlare in italiano corretto.

“La manina”, “abbiamo abolito la povertà”, “gilet gialli vi aiutiamo noi”, “Strasburgo marchetta francese”, e altre bestialità che facevano rabbrividire.
Ricordo perfettamente anche Conte che sguardo basso e ostentata umiltà, mostrava impaccio e imbarazzo.

Ricordo che Di Maio gli raccoglieva le carte “vai avanti, vai avanti”, lo ricordo in Abruzzo nei luoghi del sisma, occhi sempre bassi, zanne coperte.
Lo ricordo da Vespa con immaginetta di Padre Pio devotamente esibita fuori dalla tasca! Una cosa patetica.

E poi, sì, lo ricordo al ribaltone, finalmente sgusciato fuori dai suoi finti panni. Mano sulla spalla di “Matteo” e coda potente del coccodrillo che batteva forte nell’acqua godendo del pasto luculliano!

Ricordo tutto, non mi imbrogliate, e, fin quando ricorderò, il mio mantra sarà “mai M5S!”. Cialtroni. Villani rivestiti. Peggiori degli altri perché avevano un sogno e lo hanno infangato per sempre.

Nulla è potente quanto il tradimento. Nulla è più impresso di una cocente delusione. Beppe Grillo comico ir-responsabile porta lo stigma della sua nefasta insipienza.
Lucia Talarico
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Dal Corriere di oggi:
<< Giuseppe, hai capito?

Certo che ha capito. Gli è chiarissima l’occasione che ha davanti. Irripetibile: per uno che vuole tornare a Palazzo Chigi per la terza volta (una più di Bettino Craxi). E legittima: per uno che Grillo chiamava Mago di Oz. Capace di qualsiasi magia pur di soddisfare la propria ambizione. Nutrita, intendiamoci, con innegabili doti: strepitoso cinismo, efferata spregiudicatezza, freddezza da pokerista, istintiva astuzia (cioè capire il momento, e coglierlo). Come quando, nel 2013, i 5 Stelle — pieni di Taverna, di Crimi, di Di Battista — decidono che magari è il caso di reclutare qualche giurista. E Alfonso Bonafede — già leggendario dj alla discoteca Extasy di Mazara del Vallo, poi due volte pure Guardasigilli — dice: «Io ne conosco uno. È stato il mio prof di Diritto privato...». Conte si presenta. La voce è un soffio, il maglioncino (in cachemire) da meetup, la fede per Padre Pio, l’aria mite: un coccodrillo travestito da camaleonte. Infatti, se li mangia (digerito, da due anni, persino Beppone). La sua carriera è dentro un’allucinazione: diventa premier e abbraccia i leghisti, poi li molla (dopo averci firmato i famigerati decreti Sicurezza) e fa un governo con il Pd. Quindi s’accuccia a Draghi. Intanto diventa amico di Trump («Oh, Giuseppi!»). E abbraccia Putin. Pacifista. Ma amico di Putin.

<< Può uno così avere scrupoli con Ricci? «La verità — ripete ovunque la Schlein — è che però senza Conte non andiamo da nessuna parte». Chi ci parla con il coccodrillo? Soffiano: ci sarebbe Goffredo Bettini, che ha un’antica consuetudine.
<< Goffry, lo scongiurano, pensaci tu (e, se serve, promettigli qualsiasi cosa).>>
Fabrizio Roncone, Correre della Sera 27 luglio 2025