PAPA FRANCESCO E' MORTO, di Lucia Talarico

C’è qualcosa che mi turba quando muore un Papa! E' un'emozione profonda, la percezione del Tempo, la Storia, e già la nostalgia. Penso succeda a molti, è una sorta di clessidra lunga, perché la vita di tutti noi è scandita e attraversata dai Papi.

Ricordo Papa Giovanni XXIII e quel grande Concilio. Tutte le Chiese del mondo a Roma, il Discorso della Luna, la Piazza gremita. Ero bambina ma sento ancora l’intonazione della sua voce, “Si direbbe che anche la luna sia corsa qui stasera... Tornando a casa, troverete i bambini, troverete qualche lacrima da asciugare, date una carezza ai bambini, è la carezza del Papa”. Mai tanta Umanità fraterna era piovuta sul sagrato dei fedeli.

Ricordo la preoccupazione dei miei genitori per i missili russi schierati a Cuba e i telegiornali che raccontavano del rischio nucleare. Comprendevo poco, naturalmente, ma mio papà pazientemente sminuzzava per me quella cronaca, e io vedevo nel Papa il gigante buono che poteva salvarci. Roncalli morì nel 1963, fui pervasa dalla paura mentre la mia fantasia galoppava per lugubri percorsi di guerre e bombe, come oggi.

Il Papa che successe, Paolo VI, fu per me misterioso e lontano, ma forse perché ero distratta dal costruire la mia vita. Lo ricordo sulla sedia gestatoria, ieratico, freddamente benedicente. Erano gli anni turbolenti della crescita economica e delle contestazioni, erano gli anni del compromesso storico e delle rivolte operaie.
Ma… “Uomini delle Brigate Rosse…”, scandì quel Pontefice dalla finestra del Palazzo Apostolico. La voce affranta, l’emozione forte per le sofferenze del suo amico Aldo Moro, “liberatelo senza condizioni”, supplicò, e io mi emozionai rimpiangendo di non averlo seguito meglio quel Papa che mi era sembrato estraneo e lontano.

Il ciclone Wojtyla travolse i decenni successivi. Affascinò immediatamente con quel suo “mi corriggerete”. Bucò tutti i teleschermi, entrò nelle nostre case, forte, vigoroso, perentorio, “Non abbiate paura!”.
Giovanni Paolo II, che prendendo quel nome volle omaggiare Papa Luciani e il suo regno durato appena un mese.
Furono gli anni della caduta del muro di Berlino, gli anni di Solidarnosc e di Lech Walesa. Furono gli anni del Papa sciatore sull'Adamello, dei viaggi transoceanici, delle entusiasmanti Giornate della Gioventù.
Nel 2000 una folla di milioni di giovani si radunò a Roma, prati sconfinati di tende e di sacchi a pelo, idranti gentili che alleviavano la calura e lui, Wojtyla, che ormai anziano batteva il tempo musicale con il suo bastone e accennava danze con le braccia alzate. Immagini meravigliose, facce pulite, sorrisi smaglianti, e lui, Wojtyla, Padre di tutti.
Rimane per sempre scolpito nella memoria, con quella colonna sonora che era un inno di grande speranza.

Ero in Piazza San Pietro nel 2005, quando Benedetto XVI si affacciò, “umile operaio nella vigna del Signore”. Fiumi di persone convergevano dalle colonne del Bernini, la fumata bianca e le campane a distesa avevano chiamato le genti. Un’emozione profonda, eravamo tutti lì, tutti amici, contenti, immersi nella Storia. Difficile da raccontare, ma sento ancora quell’aura leggera e solenne, in un mite pomeriggio d’Aprile io c’ero.
Le dimissioni di quel Pontefice mi colsero durante una fortissima influenza. “Ingravescentem aetatem”, lesse con voce stanca Ratzinger, ho temuto di delirare per la febbre ma stava accadendo davvero.

Il resto è la storia di oggi, da quel semplice “Buonasera” di Bergoglio arrivato dalla “fine del mondo”. Papa Francesco, un rivoluzionario. Nulla è come prima.

Il Papa è morto, le cerimonie incombono, la grande pompa è in moto. Tutto confonde, distrae, intimidisce. Nonostante i cambiamenti, tutto concorrerà a snaturare l’uomo ed esaltare il Potere. Francesco ha voluto semplificare il Protocollo, ha disposto di eliminare il catafalco, le tre bare, la denominazione di “sovrano”. Non vuole altro che il suo nome sulla lapide, Franciscus. Rifiuta ogni orpello, questo uomo del nostro tempo. Rifiuta la pompa, e però l’avrà.

Francesco è morto. Presenza dei miei anni maturi, sento tuttavia il medesimo smarrimento di quella bambina al tempo di Giovanni XXIII. Nulla è cambiato, se non i miei anni. Guerra, povertà, ingiustizia, emarginazione, avidità e deboli calpestati. “La terza guerra mondiale a pezzi”, il riarmo, la follia.

I potenti del mondo presenzieranno ipocritamente al funerale e si approprieranno di Francesco, di popolarità e di folla.

Vedremo Trump che ha parlato ieri del Papa accanto a un inopportuno enorme coniglio di peluche! “Un brav'uomo ”, ha detto di Francesco! Non ci sono parole per commentare.

Vedremo Meloni, Dio/Patria/Famiglia. Salvini, La Russa, Tajani, e tutto l’amalgama informe e imbarazzante della nostra politica. Saranno sproloquianti, ampollosi, ignoranti come sempre.

Forse vedremo Von der Leyen o i guerrafondai europei. Forse pure quella con il kit di sopravvivenza…

Nessuno scaccerà i mercanti dal Tempio.
Lucia Talarico