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Dall'uovo alla coque al ragù.
Sobbalzo: ecco mia mamma. Ecco la mia famiglia. Profumi, cose buone, ricordi, colori... la scacchiera delle crostate, le colate di cioccolato, ricette appena accennate ma splendenti e mille personaggi che sgusciano via dalle righe e prendono vita guizzanti. Che meraviglia! Con la mostarda, la zia. Con la zuppa di cipolle, le lacrime della Vita. Con una spezia, un ricordo, col ricordo l'emozione che ferma il tempo e un po' anche il cuore.
LA
MIA PRIMA MADELEINE, è lunga, perdonatemi, ma è anche per presentarmi.
RINGRAZIO TUTTI e prometto che che dalla prossima sarò breve. Per
questa... ha volato la tastiera del pc.
E'
Novembre, mese bellissimo. Quieto, raccolto, pacificatore. Niente
chiasso, niente "feste", niente vacanze, soltanto la vita "ordinaria",
la più bella e appagante.
E'
il mese dei fichi e delle mandorle, del miele e delle noci. E' il mese
nel quale si pensa al Natale senza parossismo, con grazia e premura.
Sento
mia Mamma. Sento la mia famiglia. Profumi, cose buone, ricordi,
colori...La scacchiera delle crostate, le colate di cioccolato, mille personaggi che sgusciano via dalle righe e prendono vita guizzanti.
Che
meraviglia! Col colore di un'alba, una vivida immagine. Con una spezia,
un ricordo, col ricordo l'emozione che ferma il tempo e un po' anche il
cuore.
<<Fortuna', ti ricordi di comprare i fichi?>> raccomandava mia mamma a mio papà, e si riferiva a quintali di fichi secchi che avrebbero immerso nel rum per giorni e giorni, per essere poi riempiti di noci e adagiati su griglie per l'inondazione di colate di cioccolata fondente a mo' di cappotto lucente e denso di promesse.
Mio
papà sgusciava chili e chili di noci con pazienza certosina, inforcava
gli occhiali e ripassava i gherigli più volte per essere certo che
nessuna scheggia di guscio potesse restare nascosta. Le noci aspettavano
in un sacco dal mese precedente, quando due alberi generosi ce le
avevano regalate in un fazzoletto di terra che mio padre si dilettava a
coltivare, con aranci, limoni, mandarini e alberi di ulivo!
Quanti
preparativi! Nessun pathos, nessuna ansia da prestazione. Soltanto
l'Attesa e il piacere dell'Attesa. Famiglia, figlie, Amici.
Ricordo grandi giocate a burraco in queste sere quiete di Novembre. Poker per i signori mariti, e a quei tavoli qualche signora si accomodava pure, "per dare il cambio"!
Ricordo
vassoi colmi di cioccolatini che troneggiavano, con le diverse
percentuali di cacao, 70%, 90%, e come si disquisiva sul gusto, il
retrogusto e la sapidità!
Erano meravigliosi, gli Amici dei miei genitori. Ne ho una nostalgia acuta. Sempre belli, eleganti, rispettosi, galanti, gentili, affettuosi. Ad ogni incontro, si presentavano puntuali, con fiori, piantine, dolci di tutti i generi, chi preferiva quello, chi preferiva quell'altro, e allora via... festival della golosità.
Mia
mamma era una straordinaria pasticcera, sue le torte di mandorle, sue
le crostate di noci mescolate alla panna. "Ti sei superata", le diceva
Cesare, che adorava quel dolce che mamma preparava contenta e fiera.
Che
meraviglia! Non esistevano sentimenti cattivi, soltanto amicizia
bellissima, quella forte e rispettosa tipica dei loro tempi, attraverso
la quale hanno intrecciato relazioni che ancora splendono.
Mia mamma. Arguta, battuta pronta. Verde il suo colore preferito, come i suoi occhi. Bella, davvero bella. Pronta ad aiutare, fare, sostenere. Crostate, torte con la crema, pizze, calzoni, caffè freddo shakerato! Lettere, cartoline, bigliettini, allegria tanta.
Mio Papà. Amorevole, autorevole, premuroso, solido, fattivo, la nostra roccia.
Pensavo di essere in qualche modo "pronta" alla loro scomparsa, mi sono sbagliata. Anche se io stessa sono anziana, anche se loro erano anziani, era un affetto montagna. Oggi che non ce li ho più, e non sono più figlia, mi sento un po' persa. Sono stati tanti decenni di amore, carezze, aiuto, auguri, fiori, regalini, regaloni. Sono stati tanti decenni di privilegio, stare al sicuro, essere consapevole che nulla può fare male perché ci sono Mamma e Papà.
E i loro carissimi Amici, amici anche miei. Affettuosi, gentili, espansivi. Pronti all'accoglienza, alla condivisione, alla conversazione, alla gratificazione.
Come
dimenticare il creme caramel della Signora Bruna durante una mia
convalescenza? E la Signora Manny con le sue bellissime case? Sempre
serena e sorridente, salutava per prima appena la incontravi. Un
patrimonio di saper vivere che oggi mi sembra sia rarissimo. Un
patrimonio di ricordi e presenze che io serbo con cura e del quale di
tanto in tanto rendo testimonianza tentando un fil rouge che possa
accomunare tanti.
Da quando non ci sono più, io non vivo bene come "prima". Mi mancano. E' come se fosse crollato un pezzo di muro che cingeva affettuosamente la mia vita. Sento un vento freddo, a volte mi disturba il mugghiare dei marosi.
Credo
pure che il dolore attenui i colori, scomparso mio padre è tutto
diventato grigio. Andata via mia mamma, tutto si è tramutato in un
bianco e nero liquido e indefinito.
Mi
piacerebbe ravvivarli, quei colori. E forse la foto che è qui ci
riesce. Eccoli Tutti, belli, felici, testimoni di un tempo e di un
valore prezioso. Cerchiamo di emularli nelle nostre relazioni, chissà...
potremo forse dare il via a un tempo più gentile, e migliore.
Lucia Talarico
Lucia Talarico
