È la stagione. A decine sbocciano sui muri, come i funghi quando c’è stato troppo umido. Quante facce di gente improbabile che non conoscevo!
Uno dice che dedicherà la sua vita alla sua città. Ma certo, dico io, e mi vergogno per lui che mente così male. Un ragazzino ben nutrito, dalle guance lisce lisce, che dimostra scarsi sedici anni e non ha mai lavorato un giorno in vita sua, tiene le braccia incrociate con le maniche della camicia arrotolate come a dire «ora ci mettiamo a lavorare!».
Un altro ancora, evidentemente, non si era mai fatto una foto prima. È giovane, avrà trent’anni, ha i capelli fluenti e la barbetta nera. Guarda verso la fotocamera come un lupo a cui abbiano chiesto di sorridere. Sta solo cercando di imitare un essere umano ma non lo sa fare bene.
Si aggiungono infine i volti dei tizi nazionali, sempre gli stessi due, quelli che vengono in città una volta all’anno, promettono mari e monti e spariscono per undici mesi.
Ma che imbarazzo. Come siamo caduti così in basso? Ma davvero qualcuno pensa che poi queste persone si mettono di santa pazienza e fanno il nostro bene? Davvero qualcuno pensa che quel ragazzino dalle maniche arrotolate sappia dirigere qualcosa? O che quella faccia da lupo non stia lì per sbranare noi pecore?
Alcuni a me sembrano persone che non si sanno nemmeno ritirare a casa. Accanto a loro c’era la pubblicità di uno spettacolo di Nino Frassica e il suo faccione sornione mi è sembrato più intelligente, onesto e fraterno di tutti quanti loro messi assieme.
Io non lo so, in queste occasioni arrossisco di imbarazzo ogni dieci passi. Ogni tanto vedo il volto di un conoscente, quello che si è sempre comportato male, quell’altro che era un bullo, quell’altro che aveva gli occhi da cerbiatto illuminato dai fari di notte.
O mi scrivono persone che non mi scrissero nemmeno quando papà venne a mancare: «Ciao Amico, mi voti?».
Dice che dobbiamo metterci una croce sopra. Se sui manifesti vedessi il riccio che mi ruba i croccantini nel porticato la sera metterei la croce su di lui. Lui sì che saprebbe cosa fare.
Nicola Pesce Himself (Facebook)
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