«Ogni massacro ha la sua Pietà che testimonia il dolore di una madre. Cinquecento anni dopo Michelangelo, ecco dunque l’ennesima Pietà aggiornata ai tempi, con Inas Abu Maamar, 36 anni, che culla il corpo di sua nipote Saly, uccisa, ci dice la didascalia, insieme alla madre e alla sorella, quando un missile israeliano ha colpito la loro casa a Khan Younis. Il pianto della donna è coperto dal velo, la morte della bambina è coperta dal sudario. E possiamo solo intuire l’uno e l’altra: nessuna lacrima, niente sangue. Diceva il grande fotografo Robert Capa che le guerre, quando diventano troppo lunghe, non sono più fotogeniche. Anche per questo la bellezza di questa fotografia fa paura».
