ARRIVANO I MOSTRI! PONTE SULLO STRETTO, di Carlo Macrì


VILLA SAN GIOVANNI Non solo case private e immobili (450 in tutto). La realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, potrebbe far scomparire pezzi di storia come il «Forte Beleno» nel Comune di Villa San Giovanni e il «Villino delle Rose», a Torre Faro, Messina, struttura che attualmente ospita dodici anziani. Ma, se il «Villino», storico edificio risalente agli anni Venti del Novecento, è oggetto di esproprio, per il Forte — la cui realizzazione risale all’Ottocento — esiste l’ipotesi che possa crollare per via dei lavori di scavo di uno dei piloni di ancoraggio del Ponte che dovrebbe essere realizzato proprio nelle adiacenze della fortificazione «umbertina».

Qualcuno dovrà pur dire dove andranno a finire gli anziani del «Villino», qualora si dovesse procedere con l’esproprio della struttura. «Sono fragili, alcuni soffrono di Alzheimer, qualcun altro ha il Parkinson, altri ancora hanno la demenza senile», dice Daniela Arena, responsabile della casa di riposo messinese. La struttura che li ospita è situata di fronte allo Stretto e questo per loro è un toccasana. Inoltre il giorno escono e in pochi minuti raggiungono il supermercato o il bar. Ambiente e territorio, un binomio che ha «rigenerato» gli anziani alcuni dei quali ultranovantenni. La struttura sembra fatta apposta per loro: hanno ritrovato un’empatia con il territorio che gli mancava. «Se si dovesse procedere con l’esproprio del “Villino” questo potrebbe causare loro qualche trauma», spiega ancora Daniela Arena.

Anche sul Forte c’è la massima attenzione. La giunta comunale di Villa San Giovanni, ad agosto 2021, aveva approvato una delibera per avviare i lavori di messa in sicurezza e realizzazione di un parco verde con fondi del Pnrr. «Il Forte è espressione del nostro passato, un pezzo della nostra cultura, un bene storico che, comunque, la Soprintendenza non ha inteso preservare, escludendo la struttura dal progetto del Ponte», dice Giusy Caminiti, sindaca di Villa San Giovanni.

La realizzazione di uno dei piloni d’ancoraggio del Ponte, sulla sponda calabrese, prevede, infatti, uno scavo di 100 metri per 60 di diametro e 40 di profondità e questo potrebbe avere ripercussioni sulla staticità del Forte, che vide Gioacchino Murat, re di Napoli, governare per 4 mesi il regno delle Due Sicilie, proprio dalle stanze del fortino di Piale. Oltre alla conservazione della struttura storica, la sindaca Caminiti è preoccupata dello stato di salute delle colline che sovrastano il Comune. «Sono fragili, a rischio erosione, le nostre mappe catastali sono tutte dipinte di rosso, proprio per documentare l’instabilità dell’intera area ricadente nella collocazione dei piloni d’ancoraggio del Ponte» spiega. E poi:«La città sarà divisa in due, 55 abitazioni private scompariranno, così come 1.400 terreni. Quattrocento metri lineari di lungomare saranno inghiottiti dal cemento».

La sindaca pone un interrogativo: «Non esiste ancora un progetto di cantierizzazione dell’opera, con gli espropri siamo ancora all’anno zero, visto che se non c’è una dichiarazione di pubblica utilità non si può procedere giuridicamente», aggiunge la sindaca. Che rilancia sul tema degli inizi dei lavori:«Non avverrà prima dell’autunno prossimo visto che ancora dovrà pronunciarsi il Cipess e, inoltre, dovranno ascoltare le nostre osservazioni e chiarimenti sull’opera e siamo ancora in attesa della valutazione d’impatto ambientale».
Carlo Macrì, Corriere della Sera, 4 aprile 2024