RACCONTO DI UN LUOGO DEL CUORE. SOVERIA SIMERI, di Lucia Talarico

In foto la chiesa di Santa Maria de Figulis a Catanzaro, XIII secolo. E' anche detta chiesa di Montecorvino. Qui fu parroco arciprete il mio prozio don Salvatore Talarico di Soveria Simeri.

Arcipretura di Simeri - Simeri - Possesso canonico. Anno 1908
Riporto il trafiletto del giornale La Stella del Jonio che informa della sua nomina, anno 1908, e altre foto dell'epoca, custodisco la pianeta ricamata che è per me un ricordo palpitante.

Era zio Salvatore, "lo zio prete" di mio padre, fratello di mio nonno Vincenzo, figura autorevole, severa, di gran riferimento per i suoi diletti nipoti, mio papà Fortunato, mio zio Rino che porta il suo nome.
Io sono cresciuta con il racconto affettuoso che mio papà dipanava in sua memoria, è per me una figura carissima, oggi lo ricordo qui, nella pagina del paese natio dove riposano anche gli altri miei cari.

Sono molto legata a Soveria Simeri, luogo dei miei antenati e di mio papà Fortunato. Non ci ho vissuto ma conservo i ricordi di bellissime giornate trascorse e un legame sempre forte e presente.
 
Ricordo una vecchia proprietà, l'uliveto a Serra di Bosco, e la "Macchia", generoso agrumeto, dove con mio padre nel mese di Giugno andavo a raccogliere le ciliegie. Sento ancora il frinire assordante delle cicale, vedo gli allegri frutti rossi e le scale lunghissime che si appoggiavano ai tronchi per raggiungere i rami più alti. Attraversavamo il fiume per arrivarci e io sulla sella del cavallo mi stringevo forte a mio padre mentre la coda e gli zoccoli del cavallo ci spruzzavano l'acqua addosso... estate, infanzia, innocenza, felicità.
 
Ricordo la ginestra gialla che esplodeva sui tornanti che si arrampicavano per la strada che arrivava al borgo, il cantare del gallo che in qualche modo testimoniava la destinazione raggiunta, il verso delle chiocce, e i parenti che festosi e ospitali ci aspettavano con il pane di grano infornato apposta per noi e il canovaccio con le uova di giornata.

Ricordo gli occhi celesti e pungenti dell'altro zio Salvatore, fratello di mia nonna Lucia, scomparsa giovane, e il grande affetto che mio papà nutriva per lui e i suoi cugini. Ricordo un cancelletto di legno verde che portava sul vialetto della casa di Carolina, un gigantesco albero che ci regalava noci straordinarie... Che nostalgia... e quanta tenerezza!
Vi ringrazio per avermi letta e vi abbraccio tutti, fate parte di un cuore forte incastonato dentro il mio.
Lucia Talarico